Filosofia di lavoro

Ho iniziato a fotografare da adolescente, con una macchina fotografica che mi ha prestato un grande amico di famiglia, una Nikon color metallo con un piccolo zoom a basso costo, questo era tutto.

Nonostante tutte le mie curiose indagini su questo strano oggetto, nonostante lo indagassi sempre più a fondo, non smetteva mai di essere pieno di mistero, più lo scoprivo più mi si nascondeva. Ogni sviluppo aveva una sua imprevedibilità, ogni volta le inquadrature che scoprivo contenevano qualcosa che avevo visto solo in parte, ma li si era fermato, ingrandendosi tante volte e stupendomi più di quando lo avevo visto dal vivo.

Una piccola insignificante domanda lunga un battito di ciglia diventava improvvisamente grande e carica di mistero, un piccolo evento una grande rivelazione, e un oggetto compagno delle mie giornate poteva diventare a volte un’emozione sospesa, come un corpo che vibra.

Allora non sapevo cosa fosse fare una ricerca fotografica, poi si sono susseguite molte fasi, alcune felici, altre molto sofferte, e ancor oggi  non so se voglio sapere con esattezza cosa sia fare una ricerca fotografica, so che è qualcosa che coinvolge completamente, che richiede un’attenzione speciale, un livello di presenza  unico, e che se si insiste, restituisce dei ricordi che dicono senza parlare, piccoli frame che accendono emozioni.

Per un lungo periodo del mio percorso come fotografo ho voluto spiegare quel che accadeva, ho cercato di dare un ordine ed una spiegazione a quel che si rivelava, fino a tentare di afferrare con il pensiero, il significato di ciò che c’era, per poi raccontarlo nel modo giusto.

Oggi, dopo molti sforzi e tentativi per comprendere, non so molto più di allora, quando con la mia macchina fotografica in prestito fotografavo per il mistero, per lo stupore che ogni volta ne veniva, il grande giro intorno è servito forse per capire che non sempre serve comprendere con la mente, che il mistero che stava nella vecchia Nikon è ancora li, tutto intero, senza il bisogno di essere compreso.

La fotografia che propongo a chi mi commissiona un lavoro è  lontana dalle pose, dalle costruzioni a tavolino di situazioni o da approcci collaudati per offrire un risultato standardizzato, lavoro dopo lavoro. Non chiedo mai alla coppia di sposi o ai miei soggetti di interrompere l’andamento della loro festa per eseguire delle sessioni di ritratto posato se non espressamente richiesto, preferisco riprendere discretamente l’andamento della cerimonia e della giornata di festeggiamenti, cogliendo espressioni, situazioni divertenti, emozioni, dettagli, per creare una raccolta di ricordi che spero possano diventare un’espressione di autenticità e freschezza dei vostri momenti più belli.

Quello che farà davvero la fotografia siete voi, la vostra spontaneità, l’unicità della giornata che vivrete, io sarò il testimone discreto e desideroso di coglierne l’incanto e la bellezza.

Copyright © 2017 DavidFontanari